È ormai da qualche anno che navigo sul web e osservo con attenzione e curiosità il mondo dell’alimentazione; ho avuto modo di constatare che il cibo è spesso visto come un elemento “pericoloso”, da controllare e da cui proteggersi piuttosto che una risorsa preziosa di cui essere grati: un nostro alleato.
Chiaramente non è così in tutti i casi: tuttavia la quantità di pagine, profili e canali che promuovono un’idea errata di alimentazione mi fa riflettere. Gli informatori seri sono spesso ignorati – in quanto toppo impegnativi da seguire o non abbastanza conosciuti – e la disinformazione dilaga spaventosamente, facendo presa non solo sui giovani (che rischiano di sviluppare un cattivo rapporto con il cibo, nei peggiori dei casi sfociando in disturbi alimentari) ma anche nelle generazioni più mature, che si affidano a diete miracolose basate sull’esclusione di certe tipologie di alimenti in modo del tutto acritico e, per questo motivo, decisamente irresponsabile. Togli i carboidrati, ti dice uno. Il problema è l’eccesso di proteine animali arriva un altro. Compra questi prodotti per vedere risultati reali! ti suggeriscono ancora. Potrei elencare infiniti esempi di questo genere: li conosco bene proprio perché anch’io sono stata vittima di quest’onda mediatica e, in passato, ho vissuto con stress e angoscia il cibo.
Non sono un medico né una nutrizionista, non ho la competenza per dire a nessuno come dovrebbe magiare. Tuttavia ho vissuto sulla mia pelle cosa voglia dire temere il cibo, restringerne l’introito in modo compulsivo, scivolando così in una pericolosa spirale che, gradualmente, si trasforma in un’abitudine consolidata: ogni pasto è vissuto come un gioco di forza tra la tua volontà e il richiamo irresistibile degli alimenti che vorresti mangiare, ma che ti sei imposta di non assaggiare nemmeno. Dopo un faticoso percorso personale ho preso finalmente consapevolezza di quanto errato fosse il modo in cui vivevo l’alimentazione, che io reputavo sano ed equilibrato: sempre attenta a non esagerare nelle quantità (finendo chiaramente ogni volta con il privarmi del nutrimento di cui necessitavo), a non mangiare “schifezze” (per poi ingurgitarne a non finire nelle occasioni in cui ne avevo la possibilità), insomma, ad essere costantemente in controllo (o piuttosto era il cibo a controllare me?).
Adesso l’enorme senso di leggerezza che sento quando cucino per me stessa, il piacere nel poter mangiare senza sensi di colpa il cibo che mi piace nelle quantità che mi appagano – senza pensare al conteggio calorico, ma prestando attenzione ai sensi di fame e sazietà – mi ha portato un tale benessere da sentire un irrefrenabile bisogno di condividere la mia passione per questa realtà. Chiariamoci, non sono nemmeno una chef: sono piuttosto una ragazza curiosa, che ama informarsi, leggere e scrivere di ciò che le interessa. E il mondo inerente all’alimentazione e della cucina mi appassiona, decisamente…forse non si era ancora capito?
Mi piacerebbe dunque esprimere qui, su questo mio spazio personale, quello che rappresenta per me questa realtà. Mi piacerebbe condividere ricette, suggerimenti su come organizzare la cucina tra frigorifero e dispensa, scoprire nuovi alimenti e condividerli con voi e, perché no, cantare la mia passione con fantasiosi pezzi di foodwriting, in cui il cibo diventa il protagonista delle mie fantasie (hai già letto qualche mio articolo passato? Se la risposta è negativa, ti suggerisco di darci un’occhiata, cliccando qui, oppure qui…). Insomma, quello che vorrei fare è trasmettere un rapporto sano e consapevole con il cibo tramite quello che so fare meglio: scrivere e comunicare le emozioni positive e totalizzanti che riguardano questo mondo. Ecco allora cosa risponderei ad un ipotetico interlocutore che mi chiedesse come vivo il cibo e la cucina.
Ogni giorno, quando mi sveglio, ho la possibilità di scegliere cosa voglio per me dalle ventiquattr’ore che seguiranno. Posso scegliere se essere triste, svogliata, scostante, o piuttosto allegra, energica, ispirata e traboccante di volontà di realizzarmi.
Sono una giovane donna che è nel pieno del suo percorso di autodeterminazione dopo anni passati a studiare e a maturare una mia visione del mondo, a coltivare un senso critico con cui osservare e muovermi nella multiforme realtà contemporanea, entro cui sto compiendo i primi passi. Sono ancora “piccola”, ho tanto spazio di crescita, ma sono piena di voglia di esprimere la mia identità e di lasciare qualcosa che sia mio in ciò che mi circonda.
Ecco, per me questo non può che partire dal cibo. Spiegami, come puoi realizzarti se prima di tutto non ami te stesso? E qual è il modo più naturale di esprimere affetto per sé stessi se non attraverso l’atto concreto del nutrirsi?
Per me cibo è nutrimento, è il carburante della vita che mi permette di provare gioia e avere la forza di affrontare le situazioni che mi si presentano nel corso della quotidianità.
Per me cibo è creatività, espressione di ciò che sento, che voglio e che desidero: posso sperimentare, scoprendo nuovi ingredienti in base alla stagione e, di qui, nuove combinazioni di sapori e nuove ricette; posso mangiare cibo caldo per ristorarmi dopo una lunga giornata invernale o cibo fresco per regalarmi refrigerio nel corso dell’afosa stagione estiva. Posso accostare colori e sapori che stuzzichino all’unisono la mia vista e il mio palato, coccolandomi con un gesto che nutra il più semplice, istintivo e basilare bisogno che l’essere umano possiede: la fame. Onorandola, onoro me stessa.
Per me cibo è unione: cucinare per qualcuno – i tuoi figli, i tuoi genitori, i tuoi amici, il tuo partner – cosa altro è se non un gesto d’amore e affetto? O, ancora, il senso di affiliazione e di intesa che si crea nel cucinare insieme; nel maneggiare gli stessi ingredienti e nel condividere il sapore del risultato finale E se ti chiedi stupito il motivo, forse è perché ci dimentichiamo quanta genuina felicità possano regalare le piccole cose: i gesti semplici sono i più preziosi, eppure quelli a cui prestiamo meno attenzione, purtroppo.
Per me il cibo è cultura: è scoperta dell’altro, del diverso attraverso la condivisione di tradizioni consolidate da secoli nei paesi e nei popoli che li abitano. Quando condividiamo il cibo ogni differenza viene abbattuta, ogni odio e paura dell’ignoto si dissolvono per lasciare spazio alla curiosità e alla solidarietà umana. Il cibo è universale e, quando mangiamo, siamo tutti uguali pur nelle nostre meravigliose particolarità. Adoro la cucina italiana, un tesoro inestimabile di cui abbiamo la fortuna di essere custodi: ma il senso di eccitazione che mi percorre quando ho la possibilità di assaggiare una cucina differente mi riempie il cuore di una gioia primigenia. Quante volte abbiamo vagheggiato di organizzare viaggi in Giappone, India, Messico… mentre assaggiavamo le loro cucine in un ristorante tipico in Italia? O magari, per chi ha avuto la possibilità di viaggiare in questi paesi, non è forse il ricordo del cibo tipico ad essere uno dei più vividi nel momento in cui si ripensa a quella esperienza?
E infatti, per me, il cibo è anche memoria: il senso del gusto risveglia sopiti ricordi di momenti del passato, felici, magari malinconici, ma sicuramente pieni di sentimento ed emozioni. Proust ne sapeva qualcosa, con la sua Madeleine, vero? E così, a me, il ragù porta alla mente quando ero bambina e la domenica mia mamma cucinava le lasagne per tutta la famiglia… oppure il branzino con le patate al forno. E ogni volta che il mio olfatto percepisce nell’aria quegli aromi, la mia mente non può che tornare automaticamente ai quadretti felici e spensierati della mia infanzia; momenti che, altrimenti, la mia coscienza non avrebbe conservato in modo così vivido.
Ecco, per me il cibo è tutto questo e tanto altro ancora. Per me il cibo è l’essenzialità che percorre la mia quotidianità, riempiendola di significato.
Per me il cibo è, semplicemente, vita.
“Una delle cose migliori della vita è che dobbiamo regolarmente interrompere qualsiasi tipo di lavoro e concederci del cibo” Luciano Pavarotti


Un commento Aggiungi il tuo