Esperienza sensoriale

Il primo senso ad essere colpito è l’olfatto. Un profumo corposo, inebriante, quasi pungente che pervade i polmoni mentre oltrepassi l’ingresso. Sembra quasi di varcare le porte di una piccola oasi che si staglia nel grigio della città, un angolo tranquillo dove rallentare per un paio d’ore i frenetici ritmi quotidiani.

Poco dopo è la vista ad essere attaccata: colpita ed affondata, proprio come gli occhi che vorrebbero sprofondare negli impasti fumanti che si adagiano sui larghi piatti, serviti agli altri clienti. Eccola lì: la pizza. Perfettamente circolare o leggermente squadrata, magari allungata o addirittura quadrata. La forma non ha importanza: in qualsiasi veste si presenti non può che rapire lo sguardo e l’attenzione di un vero amante della cucina; una cucina semplice, tradizionale, senza troppi fronzoli, condita unicamente dalla qualità degli ingredienti e dall’abilità di assemblarli nel modo più soddisfacente; e, perché no, anche originale e creativo, come nelle favolose gourmet.

Mentre si scivola trai tavoli già serviti per sedersi al proprio posto, mentre la mente comincia a correre veloce per scegliere quale pizza, tra quelle adocchiate, l’abbia colpita maggiormente, ecco che l’udito viene preso in ostaggio dalle risate inebrianti dei clienti già seduti; dagli apprezzamenti sulle pietanze, dal pizzaiolo che urla i nomi dei piatti, pronti per essere serviti. Dopo aver aperto il menù, il gioco si fa davvero duro: talvolta ci si imbatte nella fortuna di trovare liste brevi, facilmente consultabili; dopo pochi minuti di battaglie interiori, allora, si riesce a giungere ad un verdetto. Spesso tuttavia la vastissima scelta sembra innescare un blackout, il ricordo delle pizze viste poco prima svanisce e si apre una lotta tra se stessi e i propri desideri. Questa sì, questa pure… Ma vogliamo parlare anche di questa? Poche storie, la verità è che le si vorrebbe provare tutte.

Poi c’è l’attesa… com’è che si dice? L’attesa è essa stessa parte del piacere. Mai un detto ha combaciato più alla realtà come in questo caso. È una piacevole occasione per godere della convivialità dei tuoi compagni di avventura, anch’essi inebriati dalla prospettiva della pietanza imminente. E quando, gradualmente, cominciano ad arrivare i ricchi piatti fumanti, ogni volta vige il dubbio amletico su chi, trai commensali, sia il fortunato destinatario.

Finalmente è servita la propria pizza: profumata, fumante, rossa o bianca, soffice o croccante che sia. Le mani sembrano muoversi da sole mentre impugnano le posate e si accingono a tagliare la prima fetta; allora i più temerari metteranno alla prova il tatto, afferrando con attenzione la crosta calda, ruvida e farinosa. E mentre si porta alla bocca il primo boccone, la mente naviga veloce nel tentativo di indovinare il sapore della pietanza.

Ecco, i denti affondano nell’impasto bollente, le labbra si chiudono, le papille gustative vengono investite dal gusto acidulo del pomodoro, dalla freschezza della mozzarella e dalla corposità dell’olio. È un tripudio di sapori, una gioia per i sensi, un piccolo assaggio di felicità. Perché la pizza non è solo un alimento: la pizza è la capacità di gioire delle piccole cose; un’occasione di convivialità ed unione; è la serenità che arriva dopo una giornata intensa di studio o lavoro.

La pizza non colpisce solo i sensi, ma conquista il cuore.

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