
Filtra un raggio di luce dalle imposte: i miei occhi, fin troppo sensibili al sole, percepiscono immediatamente lo stimolo luminoso e sorge in me spontaneo rigirarmi nel letto, alla vana ricerca di un angolo buio. Le lenzuola diventano un dolce rifugio in cui vorrei sprofondare: ma il caldo bagliore del giorno non ha destato solo me. La gatta, muovendosi con grazia tra le pieghe delle coperte, si avvicina al mio viso ed ammicca con quelle suadenti fusa a cui proprio non resisto. E così mi arrendo a lei ed accolgo il nuovo giorno.
Se dovessi scegliere il momento della giornata che preferisco, in assoluto penserei al graduale risveglio di quelle lente mattine, quando ho l’irripetibile fortuna di non dover frequentare le prime ore dei corsi universitari: altrimenti assomiglio più a Bridget Jones alle prese con i drammi della vita, ma questo è un altro discorso. No, io parlo di quelle mattine in cui gli impegni rimangono sfuocati, indefiniti; quando ho la possibilità di riconciliarmi con il mondo assecondando i ritmi del mio corpo e facendomi accarezzare dall’aroma del caffè, che dolcemente si spande per la cucina… che poi è anche la mia camera da letto; insomma, chi vive in un monolocale sa benissimo a cosa mi riferisco.
Allora la mia mente, ancora vagamente assopita, comincia a fantasticare su quale coccola dedicare alle mie papille gustative che, dopo il lungo digiuno notturno, reclamano a gran voce i propri diritti. Sì, perché se il momento che preferisco è la prima mattina, non c’è alcun dubbio che il pasto da me prediletto sia la colazione. Sarà perché sono un’insaziabile golosa, tremendamente dipendente (aimhè) dai gusti esageratamente dolci: da bambina mettevo otto cucchiai stracolmi di zucchero (cucchiai, non cucchiaini, bada bene) nel latte o nel cappuccino, accompagnando il tutto da circa mezzo pacchetto di biscotti, di quelli estremamente burrosi ed ipercalorici. Da adolescente poi, quando ebbi la brillante idea di smettere qualsiasi attività sportiva, scoprii che non era stata una grande idea quella di continuare a mangiare come una piccola camionista: ma stiamo divagando. Il punto è uno solo: dolce o salata che sia (perché sì, anche salata ha il suo perché), la colazione è il rito con cui ogni mattina mi preparo ad affrontare il mondo: mi dirigo piena di aspettative alle porte del frigorifero, osservo con attenzione le sue proposte, scrutandone ogni angolo. Bene bene, cosa abbiamo qui? Oh, yogurt greco… magari ho del muesli in dispensa, con quello e un po’ di miele ci sta divinamente… però ho anche le uova, se facessi dei pancakes? Banana, cioccolato… o forse con burro e marmellata? Inutile dire che, a meno che non mi sia dimenticata di fare la spesa, ogni mattina si apre con conflitti interiori degni di essere analizzati dal più affermato psicanalista. Dopo aver osservato per una buona manciata di minuti tutte le possibili alternative ed aver calcolato con la massima precisione possibile il rapporto “fame : voglia di cucinare”, comincio ad assemblare con agilità e sapienza i vari ingredienti: e vai di ciotole e ciotolini, padelle, mestoli e cucchiai e la cucina (o camera da letto?) si trasforma immediatamente in un raffinato laboratorio. Intanto la gatta (sì, sempre lei, mannaggia) miagola e reclama le mie attenzioni, affinché abbandoni la mia postazione e la faccia giocare con quel topolino di stoffa mezzo smangiucchiato che tanto le piace: ma in quel momento non ci sono per nessuno. Mi sento come una piccola pittrice che si destreggia con la tempera su un telo bianco, presa dal raptus dell’ispirazione: i miei pennelli sono le posate, la superficie dipinta il mio piatto, stracolmo di buon cibo. Tuttavia a differenza dell’artista che, una volta terminato il quadro, lo osserva e lo contempla, magari alla ricerca di punti da definire o perfezionare, la mia opera d’arte ha vita breve: forse giusto il tempo di una rapida foto, se mi capita di cogliere la giusta luce (perché sì, amo immortalare le mie creazioni culinarie) e poi il mio stomaco mi riporta alla realtà. Che si tratti di croccante granola o di un soffice pancake, di fragrante pane tostato o di un cremoso smoothie, la fame della prima mattina non ha alcuna pietà ed il piatto, prima ricco di pietanze, rimane desolatamente vuoto (e magari pure leccato, ops).
E così, dopo essermi regalata la prima soddisfazione della giornata ed aver ricaricato le pile del mio corpo, mi sento pronta ad affrontare tutti i miei impegni: perché la colazione non è solo un pasto, ma un rito del buonumore.

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