La gocciola fondente extra

Un frollino per un flusso di coscienza, al gusto di consapevolezza (almeno una briciola in più).

Piccola riflessione, una mattina qualsiasi di fine luglio.

Mio padre, circa una settimana fa, ha comprato ben due pacchetti di gocciole al cioccolato extra: frolla al cacao, gocce di cioccolato fondente. Io, da sempre grande appassionata di questo goloso frollino, non ho potuto che farmi trascinare dalla curiosità e assaggiare questa versione, a me ignota. Quindi, convinta di ottenerne una grande soddisfazione, ne afferro uno, lo inzuppo con cura nel mio caffè amaro, gli lancio un’occhiata di sfuggita per ammirarlo prima di portarlo alle labbra; e mordo. 

Delusione.

Io, amante del cioccolato in ogni sua forma (fondente, al latte, bianco, amaro, dolce, salato, chi ne ha più ne metta), amante delle gocciole, proprio io: assaggio questa gocciola fondente extra e ne rimango inesorabilmente delusa.

Me ne dimentico presto. Ma i giorni successivi, al momento della colazione, ogni caspita di mattina, mi torna in mente quell’aspettativa di delizia, così, irrimediabilmente infranta. E allora (ogni scusa è buona, vero Savoldi?) le mattine seguenti – dopo aver finito la mia colazione ufficiale – continuo a pescare una gocciola dal sacchetto, la inzuppo nel mio caffè amaro e la mordo. Aspettandomi forse di essermi sbagliata? Non mi ero sbagliata. Eppure qualcosa in più c’era. 

Ad un certo punto mi sono resa conto che il frollino non era male, anzi. Alla quinta mattinata ho realizzato che, in realtà, era buono. Ed ecco l’epifania: non era il frollino ad essere sbagliato; era la mia aspettativa nei confronti del frollino ad esserlo. Perchè io mi aspettavo di mordere una gocciola, invece mi ritrovavo a masticare qualcosa di più simile ad un Pan di stelle. E quando ho provato, alla sesta mattina, il sesto biscotto, ho capito che mangiarlo pensando di gustarmi un Pan di stelle gli donava tutto un altro sapore. Improvvisamente era diventato delizioso.

Ma se tutta questa “pippa” mentale può valere per un frollino, perché non potrebbe farlo per tanti altri aspetti della vita? Magari un tantino più rilevanti. Il meccanismo è quello, basta estrapolarlo e applicarlo ad altri contesti.

Quando pensiamo di essere sbagliati per qualche motivo, quando non siamo soddisfatti di ciò che siamo: proviamo a cambiare prospettiva. Osserviamoci con occhi nuovi. Impariamo a capire che, talvolta, non è la realtà ad essere sbagliata, ma le nostre aspettative nei confronti di essa: il filtro che il nostro cervello applica, la chiave di lettura di ciò che viviamo e che ci circonda; la nostra rigidità di pensiero, il nostro essere intransigenti e inflessibili. 

Magari ti accorgerai che ti credevi una gocciola, mentre invece sei semplicemente un delizioso Pan di stelle.

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